MA QUALI ARRESTI DOMICILIARI: VADA IN GALERA!
“Berlusconi sapeva”: così avrebbe motivato - in un’intervista rilasciata ad un cronista del quotidiano napoletano Il Mattino - il presidente della sezione feriale della suprema Corte di Cassazione, dottor Antonio Esposito, la scelta di confermare la condanna del Delinquente di Arcore alla pena di anni quattro di reclusione per il reato di frode fiscale.
Il 'poveretto' (forse “per poter sopravvivere”, come direbbe l’indegno politicante sedicente democratico Stefano Fassina) ha gonfiato i costi dei contratti all’estero di Mediaset, facendo quindi figurare molti meno utili di quelli realmente conseguiti: il risultato è che si è intascato un bel po’ di quattrini, sottraendoli ingiustamente alle tasche degli italiani.
Tutte le discariche di rifiuti tossici - in primis il Giornale e Libero - che fanno in qualche modo capo al Criminale Lombardo, danno immediatamente ampio risalto a questa frase per sostenere la tesi secondo la quale “la sentenza di condanna era già scritta”; non c’è limite alla spudoratezza dei servi del Padrino Milanese: la suprema Corte di Cassazione non avrebbe potuto, nemmeno volendolo, assolvere Al Pappone.
I fatti delittuosi erano già stati ampiamente accertati nei due precedenti gradi di giudizio; alla suprema Corte, secondo la Legge borghese attualmente in vigore, competeva soltanto di controllare il giusto andamento delle fasi processuali: ossia che, nel corso del procedimento, non si fossero verificati atti impropri come la lesione del diritto alla miglior difesa possibile.
Solo nel caso in cui così non fosse stato, avrebbe potuto annullare - e non ribaltare - la sentenza emessa al termine del giudizio nel quale avesse riscontrato l’errore, facendo ripartire il procedimento da quel punto specifico, attuando contestualmente l’inversione dell’onere della prova; così non è stato, il procedimento si è svolto regolarmente, e quindi il problema non si pone.
Francamente non si capisce quali diritti abbia da accampare un personaggio che ha sempre cercato di ostacolare - sfruttando al massimo la sua posizione dominante che gli derivava dall’essere il presidente del Consiglio dei ministri - l’andamento dei processi a suo carico.
Proprio lui ed i suoi tirapiedi togati si lamentano per il trattamento subito: quest’essere schifoso al quale, in più occasioni, è stato accordato il legittimo impedimento anche quando, essendosi ormai dimesso dalla carica di capo del Governo - non ricoprendo, quindi, più alcuna delle quattro più importanti cariche dello Stato - non ne avrebbe avuto alcun diritto.
Lo spudorato, inoltre, pretenderebbe di scontare la meritatissima galera agli arresti domiciliari: vista l’età avanzata avrebbe la facoltà di chiedere la commutazione della pena in una alternativa, ma i Giudici avrebbero tutto il diritto di non accogliere la sua istanza.
C’è da precisare che, nel malaugurato caso in cui i Magistrati gli facessero questa gentile concessione, potrebbe continuare impunemente a fare ciò che gli pare e piace: trasformerebbe la sua lussuosa villa San Martino in una specie di studio televisivo dal quale continuare a vomitare le sue str…ate alla faccia della Giustizia borghese.
Questo non è ammissibile; si badi bene: non perché sia il Satrapo Lombardo a pretendere certi favori, ma perché altrimenti si giustificherebbe la schernimento di un potere dello Stato, quello Giudiziario, da parte di un ‘signore’ condannato in via definitiva per reati gravissimi ai danni della collettività.
Genova, 08 agosto 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
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